Le bugie di Carnevale, o meglio conosciute in altre regioni italiane come chiacchiere di Carnevale, sono dolci sottili dal bordo quasi sempre frastagliato, a forma volutamente irregolare, a volte addirittura annodato o arrotolato a rosone. Gli ingredienti sono ovunque gli stessi, cioè farina, zucchero burro, uova e latte, cambiano però le aromatizzazioni, fatte con vaniglia, grappa, vino, cannella, anice o scorza di limone. Quasi ovunque si usa una piccola quantità di lievito per renderle più leggere. La cottura in olio dell'impasto porta ad un prodotto gradevole, leggero e croccante, ma classicamente la frittura andrebbe fatta con strutto.
Metodo di preparazione
Per la loro preparazione l'impasto viene steso molto sottile e poi tagliato a strisce con una rotella dentata (quella che si usa comunemente per tagliare gli agnolotti). Le strisce di pasta vengono poi immerse nell'olio o nello strutto bollente. Appena risultano dorate si estraggono con una schiumarola e si pongono su carta assorbente per eliminare l'eccesso di grasso. Si spolverizzano di zucchero a velo e si servono tiepide o fredde.
Per preparare le "Risòle", ovvero le bugie ripiene, si usa una tecnica diversa; la pasta si stende e si formano su di essa tanti mucchietti di ripieno, che possono essere di confettura o di crema, dopodiché si sovrappone un altro foglio di pasta e si formano, con pressione delle dita, degli "agnolotti" che saranno ritagliati a forma di rombo e fritti. In tal caso la pasta si può preparare con 300 g di farina, 100 g di zucchero, 40 g di burro, due tuorli d'uovo, una bustina di lievito e latte o vino bianco sufficiente a ottenere una pasta della consistenza leggermente più morbida di una pasta frolla. Si può aromatizzare con vaniglia o la scorza di un limone grattugiata.
Questo tipo di dolce è diffuso in tutta Italia, dove si chiama con nomi diversi, ma che quasi sempre richiamano la forma a nastro o a straccetto della pasta prima della cottura.
Storia
Le origini delle bugie, o qualunque sia il nome regionale che prendano, risalgono già ai tempi degli antichi romani e alle loro "frictilia", dolci di farina fritti nel grasso di maiale e conditi con il miele, vendute per la strada da donne anziane, con il capo cinto di edera, in occasione delle "Liberalia" celebrate il 17 Marzo e dedicate agli dei della fecondità. Il periodo era dunque lo stesso dell'attuale Carnevale.
In Piemonte troviamo la presenza della pasta delle bugie già nei manuali di metà dell'800, e, se dobbiamo attendere l'era moderna per vedere le bugie o le chiacchiere comparire sui ricettari, forse è perché il prodotto, così semplice, non pareva degno di comparire sui grandi ricettari dell'epoca. Compaiono infatti le più elaborate risole, o rissoles, alla francese, e la ricetta è identica a quella tuttora usata per la preparazione delle bugie ripiene.
Curiosità
Le bugie vengono preparate nel periodo di Carnevale poiché un tempo tra gennaio e febbraio veniva ucciso il maiale per cui nelle famiglie vi era una notevole disponibilità di strutto. Entrambe le tipologie (a nastro e ripiene) sono migliori se consumate ancora tiepide o comunque entro poche ore dalla loro preparazione.