Enoteche, fiere, mercati ed ecomusei
Territori e politiche
Il territorio e i rischi di marginalizzazione e abbandono
I territori sono identificati come marginali quando presentano uno sviluppo economico-sociale non equiparabile al contesto territoriale che li circonda.
In Piemonte, le aree marginali si trovano in buona parte del territorio di montagna e nell'alta collina nell'area meridionale della Regione e tale situazione deriva principalmente dalle peculiarità intrinseche del territorio marginale, quali condizioni morfologiche (pendii, dislivelli, inaccessibilità, ecc.) che comportano carenze strutturali nelle reti di trasporto e di comunicazione, sfavorendo l'insediamento e lo sviluppo di attività produttive e la mobilità delle persone. Queste aree, pertanto, sono a forte rischio di marginalizzazione e abbandono.
Il termine marginalizzazione, da un punto di vista economico, indica il processo per cui le attività produttive non riescono a garantire un reddito adeguato alle imprese, a causa degli elevati costi derivanti dalle limitazioni ambientali, sociali e logistiche.
Per abbandono, invece, si intende la sospensione temporanea o definitiva delle attività produttive, in primis dell'agricoltura, da cui consegue la perdita del presidio necessario per la conservazione e la valorizzazione del territorio.
Nel corso del tempo l'insieme di questi fattori rischia di portare all'abbandono delle iniziative imprenditoriali e al declino demografico. Il pericolo a cui sono soggette tali aree è infatti di entrare in un circolo vizioso — definibile come la spirale della «marginalità» — caratterizzato da diminuzione e invecchiamento della popolazione, contrazione dei servizi offerti, indebolimento del tessuto produttivo e riduzione del reddito.
PSR 2007-2013 e differenziazione del territorio
All'interno del PSR 2007-2013, i 1206 comuni piemontesi sono stati suddivisi in 4 distinte aree territoriali:
- Poli urbani: includono i capoluoghi di provincia, la pianura e la collina prevalentemente urbanizzate. Queste aree coprono il 17% del territorio regionale, con il 63% della popolazione e occupano il 20% della SAU (Superficie Agricola Utilizzabile) piemontese.
- Aree rurali ad agricoltura intensiva: comprendono le aree di pianura caratterizzate da produzioni agricole intensive e specializzate in cereali, orticole, frutta, latte, carne bovina, suina e avicola. In queste aree, che coprono il 17,3% del territorio, si concentra il 13% dei piemontesi, mentre la SAU presente costituisce il 31% di quella regionale.
- Aree rurali intermedie: sono situate in collina, l'attività agricola è caratterizzata prevalentemente da coltivazioni permanenti. In queste aree, che costituiscono il 22% del territorio regionale, risiede il 14% della popolazione e si colloca il 23% della SAU totale.
- Aree rurali con problemi complessivi di sviluppo: sono prevalentemente territori situati nelle zone montane caratterizzati da difficile accessibilità, bassa densità abitativa e difficoltà di sviluppo imprenditoriale e demografico. Tuttavia, tali aree sono custodi di un ricco patrimonio culturale, su cui far leva per sostenere un maggiore dinamismo economico e sociale. Tali aree rappresentano il 43,1% del territorio regionale, vi risiede solamente l'11% della popolazione piemontese, mentre la SAU rappresenta il 26% di quella regionale.
Le aree marginali presentano notevoli punti di debolezza che, se non opportunamente attenuati da politiche dirette a rivitalizzare il tessuto produttivo, sociale e culturale, possono rappresentare una minaccia per il presidio, la valorizzazione e la salvaguardia di questi territori.
In particolare, le aziende agricole e gli operatori forestali si trovano a operare in un contesto con numerosi limiti ambientali e climatici che ostacolano l'insediamento e lo sviluppo delle attività:
- Declività. La pendenza dei terreni comporta oggettive difficoltà ad ampliare la meccanizzazione ed introdurre nuove tecniche che possano consentire di incrementare la produttività, ridurre i costi e agevolare il lavoro.
- Altitudine. Le basse temperature hanno un effetto limitante sulle possibilità di coltivare o meno determinate specie e sulle rese produttive.
- Suoli. Solitamente presentano un basso grado di fertilità che contribuisce a ridurre sia la produttività delle colture, sia la gamma di scelta delle stesse.
- Accessibilità/distanza dai mercati. L'accesso difficile ai campi e alle superfici forestali, specialmente nei periodi invernali, può in alcuni casi impedire l'attività economica e indurre all'abbandono degli appezzamenti più periferici, mentre la distanza dai mercati e gli alti costi di trasporto aumentano la difficoltà delle aziende a produrre a prezzi di mercato.
- Polverizzazione delle proprietà forestali. Un fattore che limita lo sviluppo del settore forestale e ne condiziona i risultati economici è la frammentazione della proprietà e la difficoltà a raggiungere una adeguata dimensione economica. Tuttavia, sono altrettanto numerosi i punti di forza su cui tutti gli attori presenti in queste aree possono far leva per salvaguardare, tutelare, valorizzare e accrescere il patrimonio di cui beneficiano questi territori.
- Prodotti di qualità. La varietà di conoscenze e di metodi di produzione tradizionali, sia nell'ambito delle coltivazioni agricole sia dell'allevamento, permette ai prodotti realizzati in queste aree di essere percepiti dai consumatori come beni di elevata qualità e sicuri dal punto di vista sanitario.
- Ambiente e beni pubblici. L'agricoltura nelle aree di montagna ha creato paesaggi unici e ad alto valore naturalistico. Terrazzamenti, colture promiscue e altro ancora, hanno non solo un altissimo valore per la salvaguardia dell'eco-sistema, ma, al tempo stesso, costituiscono una forte attrattiva dal punto di vista turistico, che consente di generare un circuito positivo per l'intera economia montana.
- Multifunzionalità e diversificazione. Le aziende agricole sono passate da una situazione nella quale realizzavano esclusivamente prodotti agricoli, a una situazione di diversificazione della loro attività. Tale diversificazione può riguardare la trasformazione e la successiva vendita dei prodotti finiti, ma, soprattutto in queste aree, è diretta alla realizzazione di altri beni e servizi (servizi culturali, ricreativi, sociali, riabilitativi e ambientali) o alla gestione forestale.
- Cooperazione locale: in questi territori si è sviluppato, spesso, uno spirito comunitario di cooperazione. Molto probabilmente, le carenze strutturali e le limitazioni ambientali possono favorire un senso di appartenenza e la collaborazione tra tutti i soggetti operanti nel territorio (Istituzioni regionali e locali, imprenditori e popolazione). Le carenze strutturali e le difficili condizioni naturali si ripercuotono sulle reali difficoltà a intraprendere e sviluppare iniziative imprenditoriali. Tuttavia, al tempo stesso, le zone montane possiedono qualità che rappresentano potenzialmente dei vantaggi competitivi e che, in taluni settori, le fanno assurgere a modello per le altre zone. La crescita e la salvaguardia di queste aree è ancorata sia alla capacità di destinare i fondi pubblici verso soggetti capaci di sviluppare una attività economica che riesca a tutelare e a valorizzare l'enorme patrimonio di cui godono tali zone, sia all'introduzione e al mantenimento di metodi che riescano a creare e a valorizzare uno sviluppo locale integrato, coinvolgendo tutti i soggetti, pubblici e privati, interessati a entrare in determinati progetti.
Politiche a favore delle aree svantaggiate
Alle Regioni è stata data la possibilità di individuare delle zone cosiddette svantaggiate. A queste possono essere destinate alcune Misure del PSR specifiche; possono essere riconosciute priorità di accesso ai fondi per gli operatori che vi risiedono e/o possono essere accordate delle maggiorazioni in termini di aiuti e indennizzi erogati.
Le aree svantaggiate sono delimitate sulla base di parametri di resa agricola, stabiliti a livello comunitario e sono territori nei quali si manifesta uno svantaggio produttivo, a causa di limitazioni di tipo ambientale e/o climatico e/o territoriale che rischiano di condurre alla dismissione delle aziende agricole, per effetto della difficoltà a raggiungere un adeguato livello di reddito.
Al fine di mantenere l'attività agricola in tali aree, l'Unione Europea ha istituito uno specifico intervento di sostegno, grazie al quale sono erogati indennizzi economici finalizzati a compensare gli agricoltori degli svantaggi specifici che devono fronteggiare. Il regime di aiuto è incluso nell'ambito dell'Asse 2 della politica di sviluppo rurale, in particolare nella Misura 211 relativa alle indennità compensative.
I comuni piemontesi sono stati inclusi nelle aree svantaggiate di montagna e in parte in quelle di collina, secondo la classificazione delle zone altimetriche Istat. Se prendiamo come punto di osservazione la classificazione territoriale delle zone rurali descritte nel paragrafo precedente, i comuni classificati come svantaggiati si trovano nella quasi totalità dei casi nelle «aree rurali con problemi complessivi di sviluppo» e, in misura minore, nelle «aree rurali intermedie».
Per sapere se un comune rientra tra le zone svantaggiate e beneficia delle particolari condizioni di favore a esse riservate è necessario controllare gli allegati (Classificazioni territoriali) del PSR visitando il sito regionale